Convegno sulla valorizzazione dei Tratturi di Puglia in fiera a Foggia

Il Convegno Tratturi Di Puglia. Strategie regionali per la valorizzazione è il primo evento organizzato dal Settore Demanio e Patrimonio della Regione Puglia nell’ambito della definizione del Quadro d’assetto della rete tratturale regionale  ( rif.  all’art. 6 della L.R. n.4/2013, in applicazione della D.G.R. n. 1200 del 18.06.2014), curato dal Comitato Scientifico di progetto e in fase di imminente attuazione.

Il convegno è in programma il prossimo 29 aprile 2016 alle ore 10,30 presso il  Quartiere fieristico di Foggia – Padiglione Nuovo, Area Convegni – in C.so del Mezzogiorno, nell’ambito delle attività della 67^ Fiera Internazionale dell’Agricoltura e Zootecnia.

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Ritorna la FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO — Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

Il ritorno della bella stagione segna l’arrivo di un tempo nuovo e il rinnovarsi della secolare TRANSUMANZA del Gargano 24 aprile 2016 raduno ore 6.00 [Masseria Facenna – Contrada Minizzo|Carpino] Food ● Art ● Move ● Entertainment La Festa della Transumanza del Gargano che si svolgerà il prossimo 24 aprile 2016 a Carpino è l’occasione […]

via Ritorna la FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO — Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

LA SPALLATA. LA TARANTELLA DEL TRATTURO

La Spallata è una famiglia di danze diffusa in un vasto territorio che, in buona parte coincide con quello abitato dai Sanniti. Tocca le regioni di: Abruzzo, Molise e Campania. E’ una danza da matrimonio anche se ballata in tanti altri contesti, legata ai riti propiziatori, caratterizzata da colpi dati con i fianchi, con le spalle e/o con un piede a terra. Di solito è preceduta da una Saltarella o dalla Castellana, come nel caso di Schiavi d’Abruzzo, in altri casi da una quadriglia come per San Giovanni Lipioni e Acquaviva Collecroce, in quest’ultimo caso, si poteva concludere con una tarantella. Probabilmente si rifà ai Tratturi. Si delinea, nei suoi significati più atavici, il suo legame non solo a danza di propiziazione eseguita in particolar modo in occasione dei matrimoni, ma s’ipotizza anche (senza voler fare nessuna forzatura), potesse rappresentare, attraverso i suoi schemi e le sue figure, le antiche strade percorse dai pastori per portare il gregge dalla montagna al mare e viceversa. FONTE: http://www.spallate.it/il-progetto/item/254-la-spallata

MUSEO DELLA TRANSUMANZA A SAN NICANDRO GARGANICO

San Nicandro deve il suo nome al santo la cui devozione fu portata sul Gargano dai pastori molisani di Venafro.

Il museo della transumanza a San Nicandro Garganico risulta ancora ufficialmente “in fase di allestimento”, esso è situato presso i locali a piano terra della Scuola media D’Alessandro-Vocino. La sua realizzazione da parte del Parco nazionale del Gargano è stata finanziata nel 2004 nell’ambito del progetto Appenino Parco d’Europa (APE), insieme alla sistemazione di una porzione del tratturo Campolato-Vieste (sentieo Coppa la Monaca) in agro di Monte Sant’Angelo.

Qui su facebook si possono vedere alcune foto:
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.206643292847139.1073741862.110630259115110&type=3

TORRE BIANCA A CANDELA

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Torre Bianca si trova in posizione equidistante tra il centro abitato e il casello autostradale di Candela (A16 Napoli – Bari), vicina alla stazione ferroviaria sulla linea Foggia-Potenza, in una località storicamente conosciuta col nome “Scaricatoio” all’inizio del tratturo di Pescasseroli. Immersa nel verde di una ricca pineta, la tenuta già feudo dei Doria-Pamphili, fu acquistata nell’Ottocento dalla famiglia Ripandelli, che la trasformò in una bellissima villa. Negli anni Cinquanta Torre Bianca è passata alla Provincia che ha costruito un ospedale per curare i bambini affetti da tracoma; debellata la malattia, l’ospedale è stato disattivato. Torre Bianca ha ospitato negli ultimi anni la sede dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente. Attualmente non è accessibile, ma è al centro di un’ipotesi di recupero come ostello al servizio di camminatori e turisti che nella zona potranno trovare un vero e proprio paradiso.

TRATTURI PROTAGONISTI DELLE GIORNATE FAI 2015 A FOGGIA

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Quest’anno il FAI Foggia dedica le Giornate di Primavera al tema “Cultura e gastronomia, tra monumenti e transumanza” su @I Tratturi di Puglia.

Ecco i luoghi visitabili:
ARCHIVIO DI STATO
sabato
ore 10.00 – 12.00
l’archivio custodisce tra i suoi tesori gli atlanti della Dogana della Mena delle Pecore di Puglia

EPITAFFIO (u patàffie)
sabato
ore 9.00 – 13.00 / 15.30 – 19.30
domenica 22 MARZO
ore 9.00 – 13.00

FOSSA GRANARIA DEL PIANO DELLE FOSSE
sabato
ore 9.00 – 13.00 / 15.30 – 19.30
domenica
ore 9.00 – 13.00

PIAZZA MERCATO
sabato
ore 9.00 – 13.00 / 15.30 – 20.00
domenica
ore 9.00 – 13.30
Eventi collegati
Sabato, ore 9.00 – 13.00 / 15.30 – 20.00 e Domenica, ore 9.00 – 13.30: stand enogastronomici di prodotti tipici locali legati al fenomeno della transumanza.

Nelle mattinate di sabato e domenica dalle 9 alle 13 sarà possibile visitare, inoltre, il TEATRO GIORDANO.

Le visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni® dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Giannone-Masi” di Foggia. Altri eventi sono previsti a San Severo, Troia e Cerignola.
Per maggiori info: http://www.giornatefai.it.

TERRE AI GIOVANI DALLA REGIONE, MA SONO I TRATTURI (PER ORA…)

L’assessore al Bilancio, Leo di Gioia, comunica che il Servizio Demanio e Patrimonio ha provveduto a pubblicare l’elenco dei terreni agricoli o a vocazione agricola, di proprietà regionale, suscettibili di affidamento in concessione a giovani agricoltori singoli o associati in forma cooperativa.

Nella sezione “Demanio e Patrimonio” del portale istituzionale della Regione Puglia (banner “Demanio e Patrimonio” – sottosezione “news”) è possibile visionare la localizzazione di tali suoli e scaricare la modulistica relativa alle procedure da seguire. [elenco]

“Il governo regionale – spiega di Gioia – infatti, nell’ottica di garantire un efficace coordinamento delle politiche di sviluppo territoriale con quelle rivolte al contenimento del consumo di suolo agricolo, ha dettato, con la legge n. 26, disposizioni volte a favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e, così, contrastare l’abbandono dei suoli. Le misure previste, nel tentativo di offrire concrete occasioni occupazionali, mirano a disincentivare l’abbandono delle coltivazioni, a sostenere il recupero produttivo, a favorire il ricambio generazionale in agricoltura e lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile”.

In questa prospettiva è previsto che ogni anno gli assessorati regionali al demanio e patrimonio e alle risorse agroalimentari individuino, nell’ambito dei beni immobili, i terreni agricoli di proprietà regionale idonei ad esser concessi e che, contenuti in un apposito elenco visionabile sul portale regionale, saranno assegnati ai giovani.

COMUNICATO STAMPA – REGIONE PUGLIA 2-2-2015

“Il Servizio Demanio e Patrimonio, in attuazione di quanto previsto dalla L.R. n. 26 del 20 maggio 2014, provvede a pubblicare, qui di seguito, l’elenco dei terreni di proprietà regionale suscettibili di affidamento in concessione a giovani agricoltori. Per informazioni in ordine alla procedura da seguire e la relativa modulistica da adottare ci si potrà rivolgere all’Ufficio Parco Tratturi di Foggia, se trattasi di terreni tratturali, ovvero all’Ufficio Patrimonio e Archivi [a Bari], in tutti gli altri casi.”

AGGIORNAMENTO 6 FEBBRAIO 2015: Concessione dei suoli ad uso agricolo: chiarimanti
Il Servizio Demanio e Patrimonio della Regione Puglia comunica: A seguito delle numerose
richieste pervenute ed al fine di evitare spiacevoli fraintendimenti, si rende opportuno chiarire
taluni aspetti relativi alla procedura di affidamento in concessione dei suoli di cui alla L.R. n. 26/2014.
La procedura per l’affidamento in concessione dei suoli ad uso agricolo è disciplinata dal
Regolamento Regionale n. 23 del 2011. Alla domanda dovrà esser allegata autocertificazione, munita di copia del documento di riconoscimento, attestante la qualifica di imprenditore agricolo ovvero coltivatore diretto o socio di cooperativa.
La durata della concessione è di 9 anni e la stessa non è cedibile. Inoltre, trattandosi per lo più di suoli demaniali, il loro utilizzo deve esser compatibile con la funzione pubblica cui tali beni sono destinati. In particolare, per il demanio armentizio deve sottolinearsi che trattasi di beni sottoposti a vincolo archeologico ed utilizzabili esclusivamente per finalità agricole. [FONTE COMPLETA DI ISTANZA]

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La scelta per questo post della foto di copertina del libro di Palasciano del 1982 non è casuale. Palasciano ha avuto il merito di trattare i tratturi senza nostalgia (memorabili le sue pagine sul lucerino Peppino Papa, “Pastore nella fanciullezza bracciante in giovinezza”), considerandoli allo stesso tempo come un monumento della storia sociale del Sud e delle “inenarrabili fatiche” del suo popolo, ma anche come relitto di una società appartenente ormai al passato: dove la distinzione fra armentari e pastori è considerata in modo analogo a quella fra capitalista ed operai, fra proprietario terriero e braccianti, solo però più immobile, e stantìa, in confronto alle realtà dell’industria e dell’agricoltura che all’inizio del Novecento avevano visto nascere le due sponde del movimento dei lavoratori, dalle fabbriche di Torino fino alle campagne del Tavoliere. Proprio, Palasciano, alla fine della sua cronistoria dei tratturi, considera le prime assegnazioni di una buona parte dei tronchi armentizi da parte della Regione Puglia ai contadini pugliesi senza terra, ex combattenti e “scioperanti alla rovescia”, alla stregua di un momento di emancipazione e riscatto.

Il dibattito, quindi, è aperto, da tempo (molto prim’ancora di Palasciano, la contrapposizione fra pastori e coltivatori si perde nella notte dei tempi). Di certo, la domanda spontanea è: con tutti i terreni di cui la pubblica amministrazione dispone, bisognava cominciare proprio dai tratturi che sono – è bene ricordarlo – dei beni culturali appartenenti al demanio regionale inalienabile?  (Infatti, dall’elenco si evince che i terreni disponibili sono tutti tratturi, eccetto due – probabilmente usi civici – di proprietà della ex comunità montana del Subappenino dauno).
Leggendo l’elenco messo a disposizione dalla Regione Puglia si ha a che fare con proprietà eccessivamente frammentate (ad eccezione di pochi casi: tra Candela e Ascoli Satriano sul tratturo di Pescasseroli o a San Paoolo di Civitate sul Tratturo Magno, dove si supera l’ettaro di estensione; un valore paesaggistico straordinario ha ancora il riposo dell’Arneo, a Nardò nel Salento, di quasi 6 ettari). Se è vero che uno dei problemi atavici dell’agricoltura meridionale è la minuscola dimensione della proprietà agricola, che è stata sempre concepita quale integrazione delle fonti di reddito (quando non proprio come minimo di sussistenza), e non come azienda moderna in grado di garantire uno o più “posti di lavoro”, questa iniziativa rischia di non offrire ai futuri beneficiari una vera prospettiva occupazionale, alternativa all’emigrazione dalla campagna alla città.

Senza contare, poi, che l’unica destinazione d’uso agricolo compatibile col tratturo dovrebbe essere quella a seminativo, perché, a differenza delle colture arboree, non comporta alterazioni strutturali del suolo… L’assessore Di Gioa lo sa che per fare un’azienda agricola da grano in grado di dare lavoro ad una ULA (unità lavorativa annua), cioè ad un imprenditore agricolo professionale, sono necessarie almeno due dozzine di ettari (e quanto si guadagnerebbe, una volta sottratti i costi del trattore e della trebbia)? Si rende conto dell’assurdità, economicamente parlando, della proposta? Tali dimensioni difficilmente riuscirebbero a giustificare l’apertuta di una partita IVA, lo startup di un’azienda e quindi l’accesso ai prossimi fondi del PSR 2014-2020, ormai essenziali per chi vuole innovare e praticare un’agricoltura compatibile col paesaggio. Che dobbiamo dire di quella sfortunata cooperativa agricola che sulla Via Traiana a Terlizzi dovrà gestire un’azienda composta da 1000 mq di ficheto (sic!) ed altrettanti metri misti di uliveto e pineta? Assessore Di Gioa, ammettiamolo: Abbiamo scherzato! (Per ora…)
Forse, un problema sta in un difetto di comunicazione da parte dell’assessore regionale al bilancio, il quale – pur non esplicitandolo – ha voluto fare uno scatto in avanti (la campagna elettorale è alle porte) e mettere al bando subito quanto è nelle sue immediate disponibilità, essendo il “parco tratturi” competenza del ramo al bilancio: la legge citata è la L. 26 del maggio 2014 che stabilisce in realtà un iter alquanto diverso, con l’emanazione di appositi avvisi pubblici regionali e locali (ciò che sarebbe dovuto avvenire entro il termine di sei mesi dall’entrata in vigore dalla stessa legge). In più, non è affatto chiaro quali siano le procedure e le condizioni con cui giovani under 40 dovrebbero poter prendere in concessione i terreni; senza dimenticare che i tronchi di tratturo, di circa 70 o 110 metri, (ovvero, le loro parti esterne, a differenza del corridoio centrale da tenere libero) sono già da tempo oggetto di concessione ai confinanti, dunque non si capisce la reale novità di questo intervento dell’assessorato regionale al bilancio se non probabilmente un regime di prelazione per le istanze da parte dei giovani. Bisognerà dunque attendere che anche i Comuni pugliesi pubblichino gli elenchi delle aree verdi, da sottrarre alle politiche del cemento a favore di una buona causa: un esempio? I 350 ettari di Piana Palude nel Comune di Foggia, nei pressi dell’Incoronata, espropriati di recente alla cooperativa Silvestro Fiore ed inseriti nel piano cartolarizzazioni comunale. Non è improbabile che la stessa Regione Puglia sia in possesso di molti altri appezzamenti di terra, ben più appetibili sotto diversi aspetti, e che non sono ancora stati inclusi nell’elenco.

In conclusione, per riflettere, un vecchio articolo del prof. Leuzzi: “La terra di Puglia a chi lavora”.

ORDONA VERSO L’APPROVAZIONE DEL PIANO TRATTURI

Con una (alquanto strana) delibera di giunta comunale del giugno 2013, formalizzata a gennaio 2015, l’amministrazione di Ordona, piccolo ma storico Comune dei Cinque Reali Siti in provincia di Foggia, ha stabilito di effettuare una “ricognizione e rivisitazione” del piano tratturi, già pronto in versione “bozza” da diverso tempo ed in attesa soltanto della convocazione della conferenza dei servizi decisoria. Nulla è dato sapere sulla natura di questi rimaneggiamenti, a cui l’ufficio tecnico comunale dovrebbe sottoporre il piano pubblicato sul sito istituzionale del Comune.

Il Comune di Ordona ha in atto importanti progettualità sulla valorizzazione dell’area archeologica di Herdonia con tanto di piste ciclabili di accesso. Speriamo che i recenti sforzi siano coerenti tra di loro e che tengano conto di un passato che ha visto non solo i fasti di Roma Antica, ma anche più di recente infausti episodi di ecomafia (località Cavallerizza, proprietà di Ciaffa), già passati in giudizio con il risultato di risarcimenti irrisori alla collettività che dovrà quindi pagare la bonifica interamente a proprie spese.

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IN PECORE PECUNIA | FILM-DOCUMENTARIO

Con sottotitoli in inglese (il traduttore ha tradotto masseria con freemasonry, massoniera: ecco da chi ha copiato la battuta Checco Zalone… :))

Questo docu-film del 2012 è stato realizzato insieme al documentario intitolato Tratturi ideato e scritto dall’associazione culturale “Fuorisync” e coprodotto dalla casa di produzione “Rossellini Film&Tv”, con il patrocinio dell’Ufficio Tratturi della Regione Puglia a Foggia.

Tu scendi dalle stelle e la transumanza in Puglia

Convento della Consolazione a Deliceto

Convento della Consolazione 5 km a sud di Deliceto nella valle in Vincoli

Tu scendi dalle stelle è la versione italiana di Quanno nascette Ninno composta dallo stesso sant’Alfonso Maria de’ Liguori in napoletano nel 1754 durante la permanenza a Deliceto presso il convento della Consolazione. Chiamato anche con il nome di ‘pastorale’, il brano ha subito diversi riarrangiamenti nel tempo, ma la sua origine è legata alle melodie della zampogna dei pastori abruzzesi e molisani che conducevano gli armenti a svernare in Puglia durante la transumanza. Il testo racconta dell’annunciazione della nascita di Gesù ai pastori da parte di un angelo.



Quanno nascette Ninno a Bettalemme
Era nott’, e pareva miezo juorno.
Maje le Stelle lustre e belle
se vedetteno accossì:
e a cchiù lucente
jett’a chiammà li Magge all’Uriente.

De pressa se scetajeno l’aucielle
cantanno de na forma tutta nova:
pe ‘nsì agrille ? co li strille,
e zombanno a ccà e a llà;
E’ nato, è nato,
decevano, lo Dio! che nc’ à criato.

Co tutto ch’era vierno, Ninno bello,
nascetteno a migliara rose e sciure.
Pe ‘nsì o ffieno sicco e tuosto
che fuje puosto sott’a Te,
se ‘nfigliulette,
e de frunnelle e sciure se vestette.

A no paese che se chiamma Ngadde,
sciurettero le bigne e ascette l’uva.
Ninno mio sapuritiello,
rappusciello d’uva sì Tu;
ca tutt’ammore
faje doce a vocca, e po mbriache o core.

No nc’ erano nemmice pe la terra,
la pecora pasceva co lione;
co o caprette se vedette
o liupardo pazzeà;
l’urzo e o vitiello
e co lo lupo ‘n pace o pecoriello.

Se rrevotaje nsomma tutt’o Munno,
lu cielo, a terra, o mare, e tutt’i gente.
Chi dormeva se senteva
mpiett’o core pazzeà
pe la priezza;
e se sonnava pace e contentezza.

Guardavano le ppecore i Pasturi,
e n’Angelo sbrannente cchiù do sole
comparette e le decette:
no ve spaventate no;
contento e riso
la terra è arreventata Paraviso.

A buje e nato ogge a Bettalemme
du Munno l’aspettato Sarvatore.
Dint’i panni o trovarrite,
nu potite maje sgarrà,
arravugliato,
e dinto a lo Presebio curcato.

A meliune l’Angiule calare
co chiste se mettetten’a cantare:
Gloria a Dio, pace ‘n terra,
nu cchiù guerra, è nato già
lo Rre d’amore,
che dà priezza e pace a ogni core.

Sbatteva o core mpietto a ssi Pasture;
e l’uno ‘nfaccia all’auto diceva:
Che tardammo? Priesto, jammo,
ca mme sento scevolì
pe lo golio
che tengo de vedè sso Ninno Dio.

Zombanno, comm’a ciereve ferute,
correttero i Pasture a la Capanna;
là trovajeno Maria
co Giuseppe e a Gioja mia;
e ‘n chillo Viso
provajeno no muorzo i Paraviso.

Restajeno ncantate e boccapierte
pe tanto tiempo senza dì parola;
po jettanno lacremanno
nu suspiro pe sfocà,
da dint’o core
cacciajeno a migliara atte d’amore.

Co a scusa de donare li presiente
se jetteno azzeccanno chiano chiano.
Ninno no li refiutaje,
l’azzettaje comm’a ddì,
ca lle mettette
le Mmane ncapo e li benedicette.

Piglianno confedenzia a poco a poco,
cercajeno licenzia a la Mamma,
se mangiajeno li Pedille
coi vasille mprimmo, e po
chelle Manelle,
all’urtemo lo Musso e i Mascarielle.

Po assieme se mettetteno a sonare
e a canta cu l’Angiule e Maria,
co na voce accossì doce,
che Gesù facette: a aa…
E po chiudette
chill’uocchie aggraziate e s’addormette.

La nonna che cantajeno mme pare
ch’ avette a esse chesta che mò dico.
Ma nfrattanto io la canto,
mmacenateve de stà
co li Pasture
vecino a Ninno bello vuje pure.

vien’e adduorme sso Nennillo;
pe pietà, ca è peccerillo,
viene suonno e non tardà.

Gioia bella de sto core,
vorria suonno arreventare,
doce, doce pe te fare
ss’uocchie bell’addormentà.

Ma si Tu p’esser’amato
te si fatto Bammeniello,
sulo amore è o sonnariello
che dormire te po fa.

Ment’è chesto può fa nonna,
pe Te st’arma è arza e bona.
T’amo, t’a… Uh sta canzona
già t’ha fatto addobeà

T’amo Dio, Bello mio,
t’amo Gioja, t’amo, t’a…”.

Cantanno po e sonanno li Pasture
tornajeno a le mantre nata vota:
ma che buò ca cchiù arrecietto
non trovajeno int’a lu pietto:
a o caro Bene
facevan’ogni poco ò va e biene.

Lo nfierno sulamente e i peccature
ncocciuse comm’a isso e ostinate
se mettetteno appaura,
pecchè a scura vonno stà
li spurtegliune,
fujenno da lo sole li briccune.

Io pure songo niro peccatore,
ma non boglio esse cuoccio e ostinato.
Io non boglio cchiù peccare,
voglio amare, voglio stà
co Ninno bello
comme nce sta lo voje e l’aseniello.

Nennillo mio, Tu si sole d’amore,
faje luce e scarfe pure o peccatore:
quanno è tutto niro e brutto
comm’a pece, tanno cchiù
lo tiene mente,
e o faje arreventà bello e sbrannente.

Ma Tu mme diciarraje ca chiagniste,
acciò chiagnesse pure o peccatore.
aggio tuorto: haje, fosse muorto
n’ora primmo de peccà!
Tu m’aje amato,
e io pe paga t’aggio maltrattato!

A buje, uocchie mieje, doje fontane
avite a fa de lagreme chiagnenno
pe llavare, pe scarfare
Li pedilli di Gesù;
chi sa pracato
decesse: via, ca t’aggio perdonato.

Viato me si aggio sta fortuna!
che maje pozzo cchiù desiderare?
O Maria, Speranza mia,
ment’io chiagno, prega Tu:
penza ca pure
sì fatta Mamma de li peccature.