TERRE AI GIOVANI DALLA REGIONE, MA SONO I TRATTURI (PER ORA…)

L’assessore al Bilancio, Leo di Gioia, comunica che il Servizio Demanio e Patrimonio ha provveduto a pubblicare l’elenco dei terreni agricoli o a vocazione agricola, di proprietà regionale, suscettibili di affidamento in concessione a giovani agricoltori singoli o associati in forma cooperativa.

Nella sezione “Demanio e Patrimonio” del portale istituzionale della Regione Puglia (banner “Demanio e Patrimonio” – sottosezione “news”) è possibile visionare la localizzazione di tali suoli e scaricare la modulistica relativa alle procedure da seguire. [elenco]

“Il governo regionale – spiega di Gioia – infatti, nell’ottica di garantire un efficace coordinamento delle politiche di sviluppo territoriale con quelle rivolte al contenimento del consumo di suolo agricolo, ha dettato, con la legge n. 26, disposizioni volte a favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e, così, contrastare l’abbandono dei suoli. Le misure previste, nel tentativo di offrire concrete occasioni occupazionali, mirano a disincentivare l’abbandono delle coltivazioni, a sostenere il recupero produttivo, a favorire il ricambio generazionale in agricoltura e lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile”.

In questa prospettiva è previsto che ogni anno gli assessorati regionali al demanio e patrimonio e alle risorse agroalimentari individuino, nell’ambito dei beni immobili, i terreni agricoli di proprietà regionale idonei ad esser concessi e che, contenuti in un apposito elenco visionabile sul portale regionale, saranno assegnati ai giovani.

COMUNICATO STAMPA – REGIONE PUGLIA 2-2-2015

“Il Servizio Demanio e Patrimonio, in attuazione di quanto previsto dalla L.R. n. 26 del 20 maggio 2014, provvede a pubblicare, qui di seguito, l’elenco dei terreni di proprietà regionale suscettibili di affidamento in concessione a giovani agricoltori. Per informazioni in ordine alla procedura da seguire e la relativa modulistica da adottare ci si potrà rivolgere all’Ufficio Parco Tratturi di Foggia, se trattasi di terreni tratturali, ovvero all’Ufficio Patrimonio e Archivi [a Bari], in tutti gli altri casi.”

AGGIORNAMENTO 6 FEBBRAIO 2015: Concessione dei suoli ad uso agricolo: chiarimanti
Il Servizio Demanio e Patrimonio della Regione Puglia comunica: A seguito delle numerose
richieste pervenute ed al fine di evitare spiacevoli fraintendimenti, si rende opportuno chiarire
taluni aspetti relativi alla procedura di affidamento in concessione dei suoli di cui alla L.R. n. 26/2014.
La procedura per l’affidamento in concessione dei suoli ad uso agricolo è disciplinata dal
Regolamento Regionale n. 23 del 2011. Alla domanda dovrà esser allegata autocertificazione, munita di copia del documento di riconoscimento, attestante la qualifica di imprenditore agricolo ovvero coltivatore diretto o socio di cooperativa.
La durata della concessione è di 9 anni e la stessa non è cedibile. Inoltre, trattandosi per lo più di suoli demaniali, il loro utilizzo deve esser compatibile con la funzione pubblica cui tali beni sono destinati. In particolare, per il demanio armentizio deve sottolinearsi che trattasi di beni sottoposti a vincolo archeologico ed utilizzabili esclusivamente per finalità agricole. [FONTE COMPLETA DI ISTANZA]

lunghe

La scelta per questo post della foto di copertina del libro di Palasciano del 1982 non è casuale. Palasciano ha avuto il merito di trattare i tratturi senza nostalgia (memorabili le sue pagine sul lucerino Peppino Papa, “Pastore nella fanciullezza bracciante in giovinezza”), considerandoli allo stesso tempo come un monumento della storia sociale del Sud e delle “inenarrabili fatiche” del suo popolo, ma anche come relitto di una società appartenente ormai al passato: dove la distinzione fra armentari e pastori è considerata in modo analogo a quella fra capitalista ed operai, fra proprietario terriero e braccianti, solo però più immobile, e stantìa, in confronto alle realtà dell’industria e dell’agricoltura che all’inizio del Novecento avevano visto nascere le due sponde del movimento dei lavoratori, dalle fabbriche di Torino fino alle campagne del Tavoliere. Proprio, Palasciano, alla fine della sua cronistoria dei tratturi, considera le prime assegnazioni di una buona parte dei tronchi armentizi da parte della Regione Puglia ai contadini pugliesi senza terra, ex combattenti e “scioperanti alla rovescia”, alla stregua di un momento di emancipazione e riscatto.

Il dibattito, quindi, è aperto, da tempo (molto prim’ancora di Palasciano, la contrapposizione fra pastori e coltivatori si perde nella notte dei tempi). Di certo, la domanda spontanea è: con tutti i terreni di cui la pubblica amministrazione dispone, bisognava cominciare proprio dai tratturi che sono – è bene ricordarlo – dei beni culturali appartenenti al demanio regionale inalienabile?  (Infatti, dall’elenco si evince che i terreni disponibili sono tutti tratturi, eccetto due – probabilmente usi civici – di proprietà della ex comunità montana del Subappenino dauno).
Leggendo l’elenco messo a disposizione dalla Regione Puglia si ha a che fare con proprietà eccessivamente frammentate (ad eccezione di pochi casi: tra Candela e Ascoli Satriano sul tratturo di Pescasseroli o a San Paoolo di Civitate sul Tratturo Magno, dove si supera l’ettaro di estensione; un valore paesaggistico straordinario ha ancora il riposo dell’Arneo, a Nardò nel Salento, di quasi 6 ettari). Se è vero che uno dei problemi atavici dell’agricoltura meridionale è la minuscola dimensione della proprietà agricola, che è stata sempre concepita quale integrazione delle fonti di reddito (quando non proprio come minimo di sussistenza), e non come azienda moderna in grado di garantire uno o più “posti di lavoro”, questa iniziativa rischia di non offrire ai futuri beneficiari una vera prospettiva occupazionale, alternativa all’emigrazione dalla campagna alla città.

Senza contare, poi, che l’unica destinazione d’uso agricolo compatibile col tratturo dovrebbe essere quella a seminativo, perché, a differenza delle colture arboree, non comporta alterazioni strutturali del suolo… L’assessore Di Gioa lo sa che per fare un’azienda agricola da grano in grado di dare lavoro ad una ULA (unità lavorativa annua), cioè ad un imprenditore agricolo professionale, sono necessarie almeno due dozzine di ettari (e quanto si guadagnerebbe, una volta sottratti i costi del trattore e della trebbia)? Si rende conto dell’assurdità, economicamente parlando, della proposta? Tali dimensioni difficilmente riuscirebbero a giustificare l’apertuta di una partita IVA, lo startup di un’azienda e quindi l’accesso ai prossimi fondi del PSR 2014-2020, ormai essenziali per chi vuole innovare e praticare un’agricoltura compatibile col paesaggio. Che dobbiamo dire di quella sfortunata cooperativa agricola che sulla Via Traiana a Terlizzi dovrà gestire un’azienda composta da 1000 mq di ficheto (sic!) ed altrettanti metri misti di uliveto e pineta? Assessore Di Gioa, ammettiamolo: Abbiamo scherzato! (Per ora…)
Forse, un problema sta in un difetto di comunicazione da parte dell’assessore regionale al bilancio, il quale – pur non esplicitandolo – ha voluto fare uno scatto in avanti (la campagna elettorale è alle porte) e mettere al bando subito quanto è nelle sue immediate disponibilità, essendo il “parco tratturi” competenza del ramo al bilancio: la legge citata è la L. 26 del maggio 2014 che stabilisce in realtà un iter alquanto diverso, con l’emanazione di appositi avvisi pubblici regionali e locali (ciò che sarebbe dovuto avvenire entro il termine di sei mesi dall’entrata in vigore dalla stessa legge). In più, non è affatto chiaro quali siano le procedure e le condizioni con cui giovani under 40 dovrebbero poter prendere in concessione i terreni; senza dimenticare che i tronchi di tratturo, di circa 70 o 110 metri, (ovvero, le loro parti esterne, a differenza del corridoio centrale da tenere libero) sono già da tempo oggetto di concessione ai confinanti, dunque non si capisce la reale novità di questo intervento dell’assessorato regionale al bilancio se non probabilmente un regime di prelazione per le istanze da parte dei giovani. Bisognerà dunque attendere che anche i Comuni pugliesi pubblichino gli elenchi delle aree verdi, da sottrarre alle politiche del cemento a favore di una buona causa: un esempio? I 350 ettari di Piana Palude nel Comune di Foggia, nei pressi dell’Incoronata, espropriati di recente alla cooperativa Silvestro Fiore ed inseriti nel piano cartolarizzazioni comunale. Non è improbabile che la stessa Regione Puglia sia in possesso di molti altri appezzamenti di terra, ben più appetibili sotto diversi aspetti, e che non sono ancora stati inclusi nell’elenco.

In conclusione, per riflettere, un vecchio articolo del prof. Leuzzi: “La terra di Puglia a chi lavora”.

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