LEX

BOZZA

I tratturi sono “lunghe vie erbose” (Palasciano) originatesi dalla transumanza degli armenti. I Tratturi Regi del Regno di Napoli sono di norma larghi 111 metri, che corrispondo a 60 passi napoletani.

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La “preistoria” dei tratturi.

“Nell’anno 111 a.C. il provvedimento legislativo emanato dai Romani, individuato come la lex agraria, fu la prima norma ufficiale di riferimento per la regolamentazione giuridica dell’utilizzo delle aree pascolive e dell’uso delle strade pubbliche (publicae calles), che, tuttavia, non disciplinava e non imponeva alcun dazio sull’attraversamento di percorsi che conducevano a prati liberi. Il tributo previsto dalla legge era calcolato sul pedaggio e sull’utilizzo del pascolo. L’incaricato alla riscossione della tassa era un pubblicano presente ad ogni frontiera.

In seguito, nei Codici teodosiano e giustinianeo trovò ufficialità il privilegio della tractoria[8], ossia della fruizione delle vie pubbliche da parte dei pastori.

Nell’anno 1155 il re normanno Guglielmo I, detto il Malo, aggiunse nella sua Costituzione norme volte a disciplinare l’uso dei pascoli per regolamentarne i canoni d’affitto. Dichiarò inoltre proprietà del Regio Demanio l’area del Tavoliere delle Puglie ed altre zone circostanti, e decretò che vaste superfici delle regioni Abruzzo, Puglia e Basilicata fossero adibite a pascolo.” (FONTE: Wikipedia).

Federico II di Svevia nelle sue Costituzioni nel De annalis in pascuis assegnandi ed Alfonso I d’Aragona nella Prammatica del Magnanimo “Mena Pecudum Apuliae”, datata 1º agosto 1447, con cui istituiva la Dogana della Mena (‘Mena’ in lingua antica significa commercio, affare) delle Pecore ristrutturando la precedente che aveva avuto sede a Lucera, non utilizzarono il termine tratturo per definire i percorsi armetizi. Il termine comparve citato per la prima volta a Foggia in un documento contenente richieste rivolte a Ferdinando I d’Aragona e recante la data 17 dicembre 1480 in cui si trova scritto: «per li cammini de et Tracturi de la Dohana»[9].

Gli Aragonesi nel 1456 regolamentarono il sistema tratturale con la Dogana delle pecore, seguita nel 1532 dall’istituzione della Doganella d’Abruzzo, e crearono in favore del demanio armentizio un regime protezionistico che durò fino al 1806, con l’avvento di Bonaparte.

L’età moderna
Con l’avvento del bonapartismo, i tratturi vengono aboliti nel decennio 1806-1815, considerati alla stregua di un retaggio feudale, mentre si acuivano durante tutto il secolo le dicotomie fra pascolo e tratturo, stato e corporazioni e collettività locali, fra proprietà collettiva e proprietà privata e mercantilismo, che anche in seguito alla restaurazione borbonica (1816- 1859)  fino all’Unità di Italia sotto i Savoia.

Nell’anno 1908 fu costituito il Commissariato per la reintegra dei tratturi con sede a Foggia e competente sulle provincie interessate. L’attività svolta era indirizzata all’individuazione dei percorsi armentizi e dei loro confini per riportarli sulle mappe catastali al fine di stabilire quali fossero le aree disponibili per l’alienazione della parte demaniale relativa ai tratturi, ad esclusione dei quattro principali.

Un elenco ufficiale di queste vie erbose, sebbene incompleto, è stato redatto dal Commissariato per la reintegra dei tratturi e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 23 aprile 1912. Contemporaneamente, con l’intervento dell’Ufficio Tecnico di Finanza di Foggia, era stata compilata una carta generale dei tratturi, in scala 1:500.000, cui mancano diversi percorsi demaniali tra i quali il braccio Cortile-Matese ed alcuni tratturelli. La perdita di fonti documentali, avvenuta durante la seconda guerra mondiale, dagli archivi di Foggia e di Napoli impedisce un preciso accertamento della demanialità di vie erbose di cui restano ancora tracce.

L’epoca contemporanea
L’attuale configurazione delle leggi e delle competenze sui Tratturi Regi si può leggere come una dicotomia tra competenza statale e competenza regionale-locale, che da una parte ricalca opposizioni ataviche e storicamente sedimetate, dall’altra dipende dall’architettura giuridico-amministrativa della Costituzione Italiana, in particolare in seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione (2001).
A preoccuparsi della tutela dei tratturi lo Stato è venuto inizialmente con tre successivi decreti del Ministero dei Beni Culturali e Paesaggistici (1976, 1980, 1983) vincolando i tratturi (inizialmente solo quelli molisani con il dm del 1976, poi anche quelli di Puglia, Basilicata e Abruzzo, tralasciando senza una ragione apparente la Campania, con il dm del 1983) in base alla legge n. 1089 del 1° giugno 1939 “Tutela delle cose di interesse artistico e storico”, ponendo le direzioni regionali delle Soprintendenze a vigilare ed ad emettere pareri e autorizzazioni. Il dm del 1980 precisava l’assoggettamento al vincolo architettonico di tutti i tratti, indifferentemente se di proprietà pubblica o privata, ed introduceva lo strumento del “Piano Quadro-Tratturi”(dapprima facoltativo, poi obbligatorio col successivo dm del 1983):

« … I suoli … appartenenti alla rete dei Tratturi, di proprietà di altri Enti, oltreché lo Stato, sono sottoposti alla legge 01/06/39 n° 1089 … I Comuni che alla data del 15/06/76 avevano subito un’espansione che ha determinato una occupazione di fatto di suolo tratturale hanno facoltà di presentare un Piano Quadro-Tratturo, limitatamente ad aree tratturali, in continuità di centri urbani o di frazioni, già impegnati in misura prevalente da interventi edilizi … Il Piano Quadro-Tratturo prevederà la perimetrazione definitiva delle predette aree e il loro utilizzo secondo la normativa urbanistica vigente per i perimetri urbani … »

Parallelamente nel 1977, con l’art. 66 del decreto n. 616 del Presidente della Repubblica, le relative funzioni vengono trasferire alle Regioni, con conseguente passaggio della rete tratturale a demanio armentizio regionale e non più dello stato. Successivamente la riforma del titolo V della Costituzione ed il nuovo Codice dei Beni Culturali hanno attribuito molte competenze legislative dello Stato alle Regioni e ripartito le competenze della tutela al primo e della valorizzazione e gestione alle seconde.

L’attualità: tra promesse di valorizzazione ed esigenze di tutela

Nonostante, la forse generica sottoposizione al regime di tutela ex L. 1089/1939 prevista dal decreto ministeriale del 1983, affatto priva dell’esatta identificazione catastale ed elencazione, soltanto in seguito alla Legge Regionale n. 29 del 23 dicembre 2003 “Disciplina delle funzioni amministrative in materia di tratturi” con l’introduzione dello strumento del Piano comunale dei tratturi si cerca di individuare la destinazione d’uso delle aree.

In combinato con il testo della LR 29/2003, va l’art. 13 della LEGGE REGIONALE 30 dicembre 2011, n. 38 “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2012 e bilancio pluriennale 2012-2014 della Regione Puglia”

Art. 13
Norme finanziarie in materia di alienazione
del demanio armentizio

1. Dopo il comma 3 dell’articolo 4 (Aree tratturali prive di interesse archeologico) della legge regionale 23 dicembre 2003, n. 29 (Disciplina delle funzioni amministrative in materia di tratturi), sono inseriti i seguenti:
“3 bis. Ai soggetti di cui al comma 2, in caso di acquisto spetta una riduzione pari a un terzo del prezzo di cui al comma 3.
3 ter. Ai soggetti di cui al comma 2, in caso di acquisto di aree tratturali occupate da costruzioni effettivamente utilizzate, al momento della presentazione dell’istanza, in modo prevalente come abitazioni, spetta una riduzione pari al 90 per cento del prezzo di cui al comma 3, lettera b).
3 quater. All’attuale possessore delle aree tratturali occupate da costruzioni al momento della presentazione dell’istanza, spetta una riduzione del 50 per cento del prezzo in caso di trasformazione edilizia; all’uopo viene apposta specifica annotazione nei pubblici registri immobiliari all’atto della trascrizione.
3 quinques I destinatari delle agevolazioni di cui al comma 3 ter, in caso di trasformazione edilizia del bene nei cinque anni successivi all’acquisto sono tenuti al versamento di un’ulteriore somma pari alla differenza tra il prezzo di cui al comma 3 bis e quanto già versato; all’uopo viene apposta specifica annotazione nei pubblici registri immobiliari all’atto della trascrizione.”.

Nuova legge regionale pugliese n. 4 del 2013 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di demanio armentizio e beni della soppressa Opera Nazionale Combattenti”: http://www2.consiglio.puglia.it/Giss9/9PubbGiss.nsf/0/233550398d7a8d09c125799f0040c89e?OpenDocument&ExpandSection=18,17,16,12,11,5#_Section18

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 18 giugno 2014, n. 1200 Art. 6 della L.R. n. 4/2013. Indirizzi operativi per la formazione del Quadro di Assetto dei Tratturi.

Attualmente InnovaPuglia sta definendo il quadro conoscitivo (da cui è emerso che ben l’80 % dei tratturi pugliesi è in provincia di Foggia) e sono in corso di completamento le conferenze tecniche coi Comuni sulla bozza di Quadro di Assetto.

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